In collaborazione con il Centro per il Bambino e la Famiglia dell’ASL di Bergamo   

  • Progetto per la prevenzione secondaria del disagio psichico in bambini ed adolescenti in condizioni socio-familiari di pregiudizio presso il Centro Famiglia di Longuelo

L’Associazione Nepios-Onlus sostiene e collabora da anni con il Centro per il Bambino e la Famiglia (CBF) dell’Asl di Bergamo, una convenzione specifica ne regola i rapporti al fine di  potenziare gli interventi innovativi a favore dei bambini vittime di gravi forme di maltrattamento e abuso.

Il Centro per il Bambino e la Famiglia è una struttura dell’ASL di Bergamo che offre servizi specialistici per il bambino e la famiglia con particolare attenzione alle problematiche riferite alla violenza e agli abusi sui minori. Le persone che usufruiscono dei servizi del CBF provengono da Bergamo e provincia, ma anche da fuori provincia in quanto il Centro è riconosciuto in Lombardia quale polo di eccellenza e partner della Regione in progetti pilota a rilevanza nazionale ed internazionale per la prevenzione dell’abuso sessuale su minori e la stesura di linee guida sul tema.

Da molti anni (2001), presso il Centro, prestano la loro attività professionale, psicologi, psicoterapeuti, criminologi, mediatori e consulenti, con formazione altamente specifica in grado di garantire interventi qualificati per le famiglie in crisi e per la gestione delle conflittualità. Quello che si propone è  una serie di attività specialistiche che non si trovano nei servizi pubblici di base, ma che sono equiparabili alle attività ospedaliere di alta qualità.

Dall’anno 2004 nel Centro, con il fattivo contributo dell’Associazione Nepios-Onlus, è stata avviata un’attività innovativa per la cura delle famiglie maltrattanti e abusanti.

La proposta terapeutica consente di usufruire di una struttura (Unità Diurna Familiare) attrezzata con il contributo di Nepios-onlus per renderla molto simile ad una normale abitazione con cucina, sala da pranzo, spazio giochi, stanza per il riposo dei bambini, che consente alle famiglie di “agire” le dinamiche relazionali, direttamente in situazione, facendo emergere le difficoltà che sorgono durante la normale interazione quotidiana.

L’attività prevede che più famiglie (da quattro a otto) contemporaneamente siano presenti presso l’Unità Diurna, per incontri che durano un’intera giornata, più volte alla settimana per un periodo minimo di tre mesi. Il contesto cerca di ricreare situazioni tipiche della vita quotidiana, connotate da un forte coinvolgimento personale, in cui ciascuno sia interessato e partecipe alle vicende degli altri e venga incoraggiato ad esprimere opinioni, commenti e proposte. L’attività intende favorire i contatti e lo sviluppo di legami  tra le famiglie, promuovere il comune impegno ad affrontare le difficoltà condivise, aiutare a pensare e sperimentare soluzioni nuove per migliorare i rapporti interni a ciascuna famiglia, imparando gli uni dagli altri secondo il principio del mutuo-aiuto.

Gli interventi effettuati dall’apertura dell’Unità Diurna (17 aprile 2004) alla fine dell’anno 2012  hanno interessato 365 persone  (103 famiglie), di cui 174 adulti e 191 minori.

Le problematiche trattate hanno riguardato: trascuratezza, maltrattamento fisico e psicologico, grave conflittualità coniugale, difficoltà relazionali tra genitori e figli, varie forme di dipendenza (sostanze, gioco…), contrasto culturale intra-famigliare, sospetto abuso sessuale e disturbi del comportamento.

Le famiglie che hanno partecipato, grazie all’intervento degli operatori, ma soprattutto al confronto e alla riflessione tra loro sono riuscite a trovare soluzioni nuove e non violente ai problemi della vita. Della totalità dei minori a rischio l’80% non sono stati allontanati dalle famiglie. Per i minori precedentemente allontanati dalla famiglia d’origine l’intervento ha permesso di far loro incontrare i propri genitori  in occasione delle giornate dell’Unità Diurna.

  • Progetto atto a migliorare le prestazioni diagnostiche e preventive nelle varie fasi della gravidanza della donna, attraverso la donazione di n.3 apparecchiature ecografiche presso le sedi dei consultori di Dalmine, Romano di Lombardia e Trescore Balneario.

Il primo ecografo è stato consegnato nel mese di dicembre 2013 e nei primi mesi dell’anno 2014 sono stati consegnati i successivi. Tali apparecchiature consentiranno un’ottimale sviluppo fisico e psicologico per la tutela della donna e del bambino. Nepios ha sostenuto una spesa complessiva di 60.000 euro.